MACFRUT, MARETTI: LA VERA SFIDA E' AVERE PRODOTTO DA VENDERE. SERVONO COOPERAZIONE E GRANDI PLAYER
Notizie"Prezzi alti perchè produrre è diventato un'impresa. Basta frammentazione: servono cooperazione e grandi player per sfidare il mondo"
- Il valore della cooperazione
come scudo per la produzione e per la garanzia di avere prodotto sugli
scaffali dei punti vendita
- Cristian Maretti (presidente Legacoop
Agroalimentare) "Oggi la sfida e' riuscire ad avere prodotto da vendere.
Bisogna sempre ricordare che i produttori ortofrutticoli sono uno dei
gruppi più specializzati e professionalizzati tra tutti gli agricoltori
italiani. Dobbiamo creare strutture più forti e meglio posizionate"
ROMA 21 aprile 2026 L'ortofrutta italiana non vive una semplice
congiuntura negativa, ma una crisi strutturale che sta cambiando il volto della
spesa degli italiani e la tenuta delle imprese. E' il monito lanciato oggi dal
presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti, durante
l'inaugurazione di Macfrut (Rimini 21-23 aprile). La notizia e' netta: l'aumento
dei prezzi al consumo e' lo specchio della fatica di produrre in un clima
impazzito, e la sopravvivenza del settore passa obbligatoriamente per un'aggregazione
più spinta tra le cooperative.
Perche' i prezzi salgono. "Non e' più soltanto una questione di valorizzare il
prodotto, oggi la sfida e' riuscire ad averlo. Bisogna sempre ricordare che i
produttori ortofrutticoli sono uno dei gruppi più specializzati e
professionalizzati tra tutti gli agricoltori italiani", ha dichiarato Maretti.
Il presidente ha smentito le letture superficiali sull'inflazione del settore:
la crescita del prezzo medio al chilo dell'ortofrutta e' dovuta alla difficoltà
estrema di ottenere prodotti commerciabili a causa di siccità e alluvioni. "Le
cooperative agiscono ormai come uno scudo: i nostri piani operativi sono stati
stravolti per sostenere investimenti a protezione delle colture, senza i quali
il prodotto semplicemente non arriverebbe sugli scaffali".
La sfida: "Più forza o perderemo i migliori talenti". Maretti ha anche puntato il dito sulla necessità di
superare la frammentazione delle Organizzazioni di Produttori (Op). Nonostante
i passi avanti, la struttura attuale rischia di essere troppo debole per
competere sui mercati internazionali e, soprattutto, per risultare attrattiva.
"Dobbiamo creare strutture più forti e meglio posizionate", ha incalzato
Maretti. "Solo così potremo attirare i talenti migliori. Il settore non può
permettersi di prendere 'quello che restà; per vendere l'eccellenza italiana
nel mondo servono i professionisti più bravi, che oggi scelgono altri comparti
perche' più strutturati".
Il "Sistema Italia" riparte dalla Romagna. In un quadro geopolitico che "deprime il settore", Maretti
vede però un segnale di riscossa nel modello Macfrut: una fiera che "fa
sistema" che si e' spostata da Cesena a Rimini per acquisire una dimensione
strutturalmente aperta al mondo. Un approccio che, secondo il presidente, deve
essere replicato a livello istituzionale: "Vedo finalmente una ripresa di
voglia di fare squadra tra ministero, Ismea e Crea, con una proiezione verso
l'Europa capace di tutelare l'interesse nazionale".
In questa ottica Mirco Zanotti (responsabile
Ortofrutta di Legacoop Agroalimentare) sottolinea come l'Ocm ortofrutta sia
"riferimento per gli altri settori proprio perche' ha visione di medio e lungo
periodo. La prevedibilità e' fondamentale per gli investimenti: qualsiasi evento
con impatto sull'ortofrutta può averne diretti sui consumatori". Ma, evidenzia
Zanotti, "il rischio e' che questo possa essere messo in discussione se
l'iniziativa Ocm va avanti. L'iniziativa culminata nel documento di oggi (il
manifesto delle associazioni dei produttori ortofrutticoli dell'Emilia Romagna
ndr), e' dunque fondamentale e va portata con forza a livello nazionale ed
europeo". Manifesto la cui richiesta principale e' l'eliminazione del contributo
nazionale obbligatorio per evitare la rinazionalizzazione della Pac e la
perdita della sua natura, appunto, comune.
Ecco dunque un appello al realismo: l'innovazione
tecnologica e la precision farming devono essere accompagnate da un coraggio
politico e imprenditoriale che porti alla concentrazione dell'offerta. Senza
massa critica, la qualità italiana rischia di restare un lusso che il sistema
non può più permettersi di produrre.